In villa

La mia Valutazione:

8.5/10

Le mie considerazioni

Credo che molti, come me, sognino una villa sulle colline di Firenze, un terrazzo da cui godere di una delle città più belle del mondo;  Mary ce l’ha quella villa e ha una vita   che sembra creata apposta per essere felice.  E non sa cosa farsene. È questo il paradosso al cuore de La villa di Somerset Maugham: una protagonista che possiede tutto quello che molti desiderano e che però scivola attraverso i giorni con una leggerezza che somiglia all’inconsistenza, incapace di scegliere, incapace di volere davvero qualcosa.

Intorno a lei ruotano tre uomini che Maugham ritrae con molta precisione. Edgar, molto più grande di lei, affidabile e innamorato, incarna la perfezione morale che affascina e al tempo stesso opprime. Il violinista è un uomo di minor censo che Mary guarda con un atteggiamento che rasenta la compassione, come se la sua attenzione fosse già di per sé un dono. Rowley è il contrario di entrambi: diretto, imperfetto, privo di immagine da proteggere. In un mondo di apparenze molto curate risulta quasi estraneo, ed è l’unico personaggio che non finge di essere migliore.

A un certo punto qualcosa irrompe in questa vita apparentemente perfetta  rivelando chi sono davvero i personaggi, cosa si nasconde sotto le buone maniere, sotto la ricchezza, sotto quella sensazione di superiorità che Mary porta addosso senza nemmeno rendersene conto. Maugham non enfatizza, lascia che siano i fatti a parlare.

Uno dei momenti più riusciti del romanzo è la capacità di Maugham di mostrare come le parole dette per convenzione, i commenti innocui scambiati nei salotti, possano diventare devastanti quando colpiscono chi sta già portando qualcosa di pesante. Non servono accuse, non servono giudizi espliciti, è sufficiente a far molto male una semplice conversazione salottiera.

È un gioiellino questo romanzo: dimostra come la grande scrittura non abbia bisogno di spazio per rivelarsi tale. Ho letto “In villa” contemporaneamente a Il dolce domani di Russel Banks, due letture molto diverse, ma allo stesso tempo molto simili.

Da un lato una piccola comunità di montagna al confine con il Canada, povera, fredda, dimenticata, abitata da gente che vive ai margini, in case mobili o poco più, senza garanzie per il futuro, arrangiandosi giorno dopo giorno. Dall’altro una villa sulle colline di Firenze, il terrazzo con vista magnifica sulla città, una vita invidiabile. Russell Banks e W. Somerset Maugham sembrano non avere niente in comune: uno scrive dell’America profonda e dimenticata, l’altro di un mondo raffinato dove le apparenze contano eccome. Eppure, letti insieme, raccontano esattamente la stessa cosa. In entrambi i romanzi la vita scorre, ciascuno porta i propri pesi in silenzio, e poi accade qualcosa di improvviso e irreversibile che squarcia la superficie e rivela chi sono davvero le persone. In Banks è un incidente, uno scuolabus che esce di strada durante una nevicata e porta via quattordici bambini. In Maugham è un dramma più intimo, che irrompe in una vita apparentemente perfetta e la scompiglia senza rimedio. In entrambi i casi il trauma porta alla luce la fragilità dei personaggi.

Ciò che colpisce è come la natura umana sia identica nei due mondi, pur  così diversi. Nelle case mobili dell’America rurale come nelle ville toscane c’è chi si approfitta del dolore altrui, chi cerca un colpevole per non guardarsi dentro, chi si nasconde dietro una maschera di perfezione, chi sopravvive con un gesto freddo e silenzioso. La miseria non è solo economica, e il privilegio non protegge da niente. Banks e Maugham raccontano con stili diversi, ma entrambi arrivano allo stesso punto: nessuno è immune, nessuno è davvero al sicuro.

Le due protagoniste non potrebbero essere più diverse:  Nichol, la quattordicenne paralizzata di Banks, schiacciata dagli abusi e dalla povertà, trova nell’unico potere che le resta la forza di un gesto che cambia tutto. Mary, la protagonista de In villa, bella e privilegiata, si rivela invece incapace di stare in piedi da sola, sempre in cerca di un uomo a cui appoggiarsi. La forza non ha niente a che fare con la ricchezza, con la posizione, con quello che si possiede. E la debolezza può nascondersi benissimo dietro una villa con vista su Firenze.

La trama

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