Il tempo del la la la

La mia Valutazione:

8/10

n. pagine: 300

Le mie considerazioni

In questi tempi così bui e difficili, c’è bisogno di leggerezza, ma di una leggerezza intelligente. Avevo anche bisogno di una lettura che alleggerisse il peso della sfida di lettura 2026, che stento ad andare avanti. Ho colto l’occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Luciana Littizzetto e in tre giorni l’ho divorato. Avevo già letto altri suoi libri, e in particolare Io mi fido di te mi aveva conquistata.

La seguo anche in tv e su Instagram, e so bene che dietro la “comica” si nasconde una bella persona. Sarà che siamo coetanee, sarà che siamo entrambe torinesi, fatto sta che mi ritrovo sempre moltissimo in quello che dice e in quello che scrive. E anche questo romanzo ha fatto centro.

È un libro leggero ma intelligente, e trovare il giusto equilibrio tra le due cose è tutt’altro che scontato. Ho sorriso molto, ma ho anche riflettuto sulle avventure delle tre protagoniste: tre donne tra i cinquanta e i sessant’anni in cui mi sono riconosciuta. Ho usato la parola “avventure” perché è pur sempre un romanzo; le cose accadono in una successione e con un’intensità che nella vita reale raramente si vedono, ma nel mio piccolo mi ci sono ritrovata eccome.

Il tempo del la la la è un titolo perfetto. Come definire un’età in cui non si sa bene cosa si è? Come l’adolescente che non è più bambina ma non è ancora giovane donna, noi adesso non siamo più giovani donne, anche se a volte non mi sento diversa dalla me stessa a 25 anni, ma nemmeno anziane, anche se in certe giornate me ne sento cento. Ci sono tutti i fastidi della menopausa, anche se tra le righe: il fisico ci ricorda in ogni momento che non siamo più quelle di prima. Si lavora ancora, ma con molte meno forze; si vorrebbero fare mille cose e poi si crolla dalla stanchezza. I genitori invecchiano e hanno bisogno di cure. E se poi, come Maura (una delle protagoniste), si hanno ancora figli piccoli, è davvero un massacro. Tutto è faticosissimo, eppure non ci arrendiamo: ci barcameniamo ogni giorno, quasi a voler esorcizzare il tempo che passa. Il tempo del la la la, ognuna lo riempie come può.

Nel romanzo ho trovato pensieri bellissimi in cui emerge la profondità d’animo della scrittrice, una grande umanità che affiora già dalla dedica. E poi c’è Torino, la Torino meno turistica ma ugualmente elegante e originale: i bar raffinati e il baretto sul lungo Po, i quartieri meno conosciuti del centro ma autenticamente torinesi. Più che Torino, direi che c’è la torinesità, che amo ritrovare anche nei romanzi di Stefania Bertola, il cui stile mi ricorda molto quello della Littizzetto. I torinesi sempre un po’ sottotono, con la paura di strafare o di sbagliare. C’è una certa malinconia di fondo, ma anche tanta ironia e autoironia: non la battuta sguaiata, ma quel modo di fare che richiede attenzione per essere colto.

Le tre amiche sono molto diverse l’una dall’altra, ma credo che ognuna di noi possa riconoscersi in Lola, Maura e Ida. La loro amicizia ricorda molto il rapporto che ho con le mie amiche: leggerezza e complicità, ma anche la capacità di esserci nei momenti difficili, di non prendersi troppo sul serio, di offrire un punto di vista diverso che aiuta a sbloccarsi da quelle situazioni in cui spesso ci impantaniamo.

Lo rileggerò con calma, perché questa volta l’ho divorato: volevo sapere come sarebbe andata a finire. Lo consiglio a tutte, è un bel romanzo per distrarsi, ma non troppo. Assegno 8 considerando che: l’ho letto in tre giorni perché scorrevole e avvincente, mi ha fatto sorridere e riflettere, mi ci sono riconosciuta e ha centrato l’aspettativa che avevo di un libro di questa autrice.

 

 

La trama

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