Il ballo

La mia Valutazione:

8.5/10

Le mie considerazioni

Il ballo è un capolavoro di precisione chirurgica. In poche pagine Irène Némirovsky costruisce un dramma familiare che dice tutto sulla vanità sociale, raccontando con lucidità spietata l’ambizione della madre e la crudeltà silenziosa della figlia adolescente, dentro i meccanismi della classe borghese parigina degli anni Venti.

È cronaca domestica, un interno borghese chiuso: una madre che organizza un ballo per affermarsi socialmente, una figlia tenuta fuori da quel mondo che finisce per sabotare l’evento. Si presterebbe bene a una trasposizione teatrale, l’ho immaginato ascoltando l’audiolibro interpretato magistralmente da Sonia Bergamasco.

Antoinette non viene trattata con crudeltà eclatante, ma con un’indifferenza che è forse peggiore: non viene proprio guardata come persona, e soffre terribilmente. Prova quello smarrimento che ogni adolescente conosce, quando si è troppo grandi per essere bambini e troppo piccoli per essere ascoltati. Il romanzo tocca anche altri temi: l’ipocrisia coniugale, il disprezzo di classe che si ritorce contro chi lo esercita, ancora più grave perché si tratta di arricchiti che arrivano dalla miseria. Antoinette non pianifica nulla. Agisce d’istinto, con la rabbia sorda di chi si sente invisibile, senza immaginare che da un gesto impulsivo, quasi un dispetto, possa nascere un disastro che travolge l’intera famiglia.

Un romanzo geniale, che conferma la bravura di un’autrice che conoscevo per Suite Francese

La trama

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