Amo i classici, in particolare i romanzi russi. La loro lettura è un modo per comprendere la realtà, nonostante siano stati scritti in epoche lontane. I sentimenti e le emozioni umane, infatti, non cambiano con il tempo. Proprio in Sonata a Kreutzer, Tolstoj affronta un tema purtroppo attuale: il femminicidio. E lo fa in una maniera inquietante: il racconto del carnefice stesso in una prosa intensa, incisiva e profondamente psicologica. Emerge, drammaticamente, tutto il tormento e le contraddizioni del protagonista
In Sonata a Kreutzer, Lev Tolstoj offre inoltre una riflessione profonda sulla musica, considerandola un’arte potentissima e al tempo stesso pericolosa. Attraverso le parole del protagonista, Tolstoj descrive la musica come un mezzo capace di scuotere le emozioni umane in modo incontrollabile, influenzando il comportamento e risvegliando passioni latenti. Secondo il carnefice, la musica può trasportare le persone in stati d’animo e sentimenti che non appartengono loro veramente, inducendole a provare emozioni illusorie e talvolta distruttive.
In particolare, il protagonista vede nella musica uno strumento che può fomentare desideri sensuali e passioni travolgenti, come avviene nel suo caso con la moglie e il violinista. L’esecuzione della Sonata a Kreutzer di Beethoven diventa il simbolo della seduzione e dell’inganno emotivo che contribuisce alla tragedia della sua gelosia ossessiva e del conseguente omicidio.
“Per tutta la durata del mio matrimonio la gelosia non aveva mai smesso di tormentarmi.”
La gelosia è il fulcro di questo romanzo breve ma potentissimo: un uomo divorato dal tormento interiore, ossessionato dal possesso e dal controllo. Un moralista ipocrita, che sotto la maschera del perbenismo nasconde la sua volontà di dominio sulla moglie. La tragedia si innesca da un episodio apparentemente banale: una serata in compagnia, la moglie che suona il pianoforte con un altro uomo, la Sonata a Kreutzer di Beethoven. Il marito era stato avvisato di quell’incontro, eppure, vedendoli insieme a tavola, è sopraffatto dalla furia. Lei nega con decisione, ma per lui la sua reazione è solo la conferma del tradimento. La lite è inevitabile, violenta, tragica.
Una scena che sembra uscita da un telegiornale dei nostri giorni. Lui la uccide. E ammette: «Non fosse sbucato fuori lui, sarebbe stato un altro che avrebbe offerto un pretesto allo scoppio della mia gelosia.»
Siamo abituati a sentire nei telegiornali di tragedie familiari simili a quella narrata in Sonata a Kreutzer, ma le immagini e i commenti, per quanto sconvolgenti, non riescono a restituire con la stessa profondità il dramma interiore che porta a certi gesti estremi.
Un romanzo come questo, invece, offre qualcosa che una notizia di cronaca non può dare: entra nella mente del carnefice, ne svela i pensieri, le giustificazioni, il tormento. La lettura permette di comprendere le dinamiche psicologiche che conducono alla violenza, senza ridurre tutto a un semplice fatto di cronaca. È una narrazione che scava in profondità, inquietante, mi ha provocato disagio e mi ha costretta a riflettere profondamente sulla complessità della mente umana in cui spesso si sviluppano ossessioni e idee malsane.
I telegiornali ci informano, ma la letteratura ci costringe a sentire, a immedesimarci, a riflettere. E in questo sta la grande potenza di Sonata a Kreutzer.