Ci sono libri che restano appiccicati addosso anche dopo averli chiusi, e I baffi è uno di questi. Carrère, ancora una volta, non mi ha delusa, anzi. È uno dei suoi primi romanzi, scritto nel 1986, quando l’autore era ancora giovane; qui Carrère è romanziere puro, che affronta il tema che lo ossessionerà per tutta la carriera: l’identità. Il romanzo comincia come una commedia, anche come una bella storia d’amore, ma con lo scorrere delle pagine prende una piega drammatica.
Tutto parte da un gesto minuscolo, banale, di quelli che milioni di persone compiono ogni giorno: un uomo si taglia i baffi. Si aspetta una reazione, una battuta, qualcosa. E invece nessuno se ne accorge, anzi: la moglie sostiene che non ne abbia mai avuti. È lì che il terreno comincia a franargli sotto i piedi, sono bastati un rasoio e uno specchio perché tutto si sgretolasse.
Mi sono resa conto solo pochi minuti fa, mentre mi accingevo a scrivere queste righe, di non sapere il nome del protagonista, Carrère non ce lo rivela. Conosciamo i nomi degli amici, della moglie, sappiamo che aveva dei genitori, anche se pure su quello, a un certo punto, cala un punto interrogativo, perché lui arriva a non ricordare la morte del padre. Un uomo senza nome, in un romanzo sulla crisi d’identità. È un vero intrigo mentale, questo libro. Una progressione lenta e inesorabile verso la follia che mi ha ricordato Pirandello, ma un Pirandello più moderno. E il bello è che il protagonista, pur sprofondando, mantiene una lucidità tale da farti dubitare: a un certo punto ho pensato davvero che i folli fossero gli altri. Invece no. La discesa c’è, lui compie gesti sempre più spiazzanti, intraprende un viaggio assurdo, e arriva a un epilogo che non svelo, ma che mi ha lasciata sinceramente perplessa, spiazzata. Non me lo sarei mai aspettato.
Questo libro è stato scritto quando i social non esistevano ancora, in un mondo completamente diverso. Oggi? Oggi altro che crisi d’identità. Viviamo immersi nel giudizio altrui: se non vieni riconosciuto, se vieni attaccato, se non ottieni conferme, l’identità vacilla. Diciamo tutti che il giudizio degli altri non conta, che l’importante è essere se stessi, ma sono parole. Alla fine, ognuno di noi vive, almeno un po’, in funzione di ciò che gli altri pensano di lui. C’è tanta ipocrisia in questo, e Carrère, da grande scrittore, ci ha scritto sopra un romanzo intero senza mai nominarla.
Poche parole sulla scrittura: precisa, puntuale, elegante, Carrère ha la capacità di ammaliarmi, mi trascina nella lettura come pochi altri autori sanno fare ed è sempre fonte di riflessioni. Questo romanzo breve, che si legge in poche ore, è davvero un gioiellino.