Persuasione

La mia Valutazione:

9/10

n. pagine: 320

Le mie considerazioni

Come afferma Susanna Basso, la traduttrice di Jane Austen sui Meridiani, un pregiudizio che accompagna l’autrice ancora oggi è quello di scrittrice di “storie d’amore per signorine”, quando in realtà i suoi romanzi sono trattati quasi sociologici. Persuasione non è, come si potrebbe pensare, un romanzo rosa. È il ritratto di una classe sociale che sta morendo senza accorgersene, raccontata attraverso la famiglia Elliot.

Sir Walter Elliot pensa che il titolo nobiliare basti a garantirgli un posto nel mondo, anche quando i debiti lo costringono a lasciare la nobile dimora. Due delle tre figlie riflettono lo stesso vizio: Elizabeth è vanitosa come il padre, fredda, tutta concentrata sul proprio rango e sulla propria bellezza. Mary è più patetica: non ha la stessa eleganza, ma pur di restare al centro dell’attenzione si lamenta continuamente e accusa malesseri inesistenti che scompaiono quando raggiunge i suoi scopi. Anne, la sola dotata di vera sensibilità e ragionevolezza, resta ai margini di questa famiglia, sempre a disposizione degli altri senza riconoscimenti, eppure è la protagonista assoluta di Persuasione.

A diciannove anni, otto anni prima del tempo in cui si svolgono i fatti nel romanzo, Anne era stata persuasa da Lady Russell, amica di famiglia, a lasciare Frederick Wentworth, l’amore della sua vita.

Lady Russell non convince Anne con argomenti di snobismo, ma fa leva su qualcosa di più subdolo: la prudenza, il buon senso, l’idea che un matrimonio senza garanzie economiche sia un rischio irresponsabile più che una questione di classe. È una persuasione che si presenta come saggezza materna, non come pregiudizio. Ed è per questo che Anne, a diciannove anni, ci crede: non le viene chiesto di disprezzare Wentworth, le viene chiesto di essere ragionevole. La maturità di Anne, otto anni dopo, non consiste nello scoprire che Lady Russell aveva torto sui fatti, quei rischi erano reali, Wentworth partiva davvero senza garanzie, ma capisce che aveva sbagliato gerarchia di valori: aveva anteposto la sicurezza al sentimento vero, si era lasciata guidare da un giudizio esterno invece che dal proprio. È una consapevolezza dolorosa perché non le permette nemmeno la consolazione di pensare di essere stata ingannata,  Anne stessa riconosce che quella scelta, con la testa che aveva a diciannove anni, l’avrebbe fatta di nuovo. Lei è cambiata, non il ragionamento di allora.

Il mondo  intorno agli Elliot cambia. La marina britannica, dove Frederick Wentworth si è fatto strada con il proprio valore, rappresenta una nuova classe che sale grazie al merito, non al sangue. Austen lo racconta con un’ironia sottile: la bellissima casa di famiglia degli Elliot viene affittata proprio a un ammiraglio della marina. Chi credeva di appartenere a un mondo superiore è costretto a cedere il posto a chi quel mondo lo ha costruito con le proprie mani. Jane Austen conosceva bene quel mondo, infatti aveva due fratelli nella Royal Navy. Non è quindi un ambiente osservato da lontano, ma qualcosa che conosceva da vicino, e si sente nella precisione con cui lo tratteggia rispetto alla superficialità con cui liquida l’aristocrazia terriera. La marina, operosa e vittoriosa, rappresenta un’intera classe sociale emergente: la borghesia, che sta soppiantando l’aristocrazia ormai decadente e inutile.

Jane Austen è capace di osservare i cambiamenti sociali del proprio tempo, senza mai dichiararlo apertamente, ma lasciando che siano i fatti a parlare.  Colpisce ancora di più se si pensa a chi era: una giovane donna vissuta quasi sempre in una canonica di campagna, che aveva capito il mondo meglio di tanti del suo tempo e non solo.

Persuasione è l’ultimo romanzo di Jane Austen,  morì mentre lo stava ancora rivedendo e i capitoli finali esistono in due versioni, quella scartata e quella che oggi leggiamo come definitiva. Non è un finale scritto da altri, ma è il lavoro di Jane Austen interrotto prima che potesse dirsi soddisfatta. Ogni parola di un romanzo nasce da un’elaborazione di lingua e sentimento ed è di chi scrive. Qui invece il punto finale non c’è mai stato, probabilmente avrebbe voluto fare altre correzioni, aggiungere o togliere parti.

Persuasione è un romanzo maturo, infatti  Anne Elliot non deve ancora imparare a vedere il mondo, come Elizabeth Bennet, Elinor , Marianne o Emma Woodhouse: ha già sbagliato una volta e paga  quella scelta. C’è una malinconia che negli altri libri di Austen non ho trovato con la stessa intensità.

C’è un passaggio, nel dialogo tra Anne e il capitano Harville sulla costanza in amore, in cui Anne osserva che i libri sono sempre stati scritti dagli uomini: per questo non possono essere presi come prova affidabile sui sentimenti delle donne. È un’osservazione che pesa ancora di più se penso che proprio l’ultima opera di questa autrice sia rimasta senza la sua parola finale. Probabilmente la malinconia più grande è la mia, di lettrice che sa come è andata a finire, non per Anne e Wentworth, ma per Jane Austen stessa. Il romanzo non parla della sua morte, eppure non riesco a separare le due cose.

Persuasione resta il suo ultimo dono. Non ho inserito l’immagine di copertina in quanto il romanzo è nella raccolta dei Meridiani. Ho scelto il ritratto commissionato dal nipote al pittore James Andrews che, nel 1869, si basò su un bozzetto a matita e acquerello realizzato dal vivo dall’amatissima sorella Cassandra a Jane.

nota: per scrivere questa riflessione ho ascoltato alcune lezioni molto interessanti su Jane Austen disponibili su YouTube  in particolare Susanna Basso, traduttrice, e Liliana Rampello, esperta, da cui ho tratto spunti e suggestioni.  Entrambe hanno contribuito ad arricchire  l’opera austeniana dei Meridiani

La trama

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