Di Bennett ricordavo soprattutto questo: che fa ridere senza che tu capisca subito perché, e che smetti di ridere senza capire esattamente quando. Nudi e crudi è un romanzo brevissimo, circa un centinaio di pagine, che non dovrebbe essere sottovalutato per questo. Bennett usa ogni riga con una precisione invisibile, nascosta sotto la leggerezza della situazione: una coppia di mezza età, trent’anni di matrimonio alle spalle, derubata di tutto in una sera mentre è a teatro a vedere la Così fan tutte, che loro chiamano semplicemente “la Così”. Un furto inspiegabile, in casa non rimane niente, nemmeno la carta igienica, o un flaconcino di tinta per capelli, una ripicca destinata ad altri che finisce per travolgere chi non c’entrava niente. Il caso cieco e basta.
Mentre aspettano i rimborsi dell’assicurazione, che Maurice, avvocato scrupoloso, ha sempre adeguato puntualmente al costo della vita, i due si trovano a vivere una quotidianità ridotta all’osso. Ed è qui che il romanzo smette di essere una commedia e diventa altro.
Maurice rimane sé stesso: chiuso, supponente, convinto di essere il centro indiscusso di quel matrimonio. Rosemary invece cambia, o forse finalmente acquisisce consapevolezza. La mancanza di tutto ciò che prima era il suo quotidiano, diventa per lei una strana forma di libertà: si guarda attorno, si apre agli altri, scopre di esistere oltre al ruolo che aveva accettato senza nemmeno accorgersene. Non è una ribellione, è qualcosa che si insinua lentamente, ma anche più irreversibile.
C’è anche un segreto che li riguarda entrambi, piccante e malinconico allo stesso tempo, che Bennett usa con maestria, quel segreto avrebbe potuto avvicinarli, se solo uno dei due avesse parlato. Invece resta lì, nascosto, a dimostrare che trent’anni non bastano a imparare a dirsi le cose. Non è un romanzo sul furto, anche se era ciò che ricordavo meglio, ma è un romanzo sul tempo perduto nella coppia, sull’incomunicabilità e l’aspetto tragico è che Maurice non cambia nemmeno quando potrebbe dare una svolta ad una vita evidentemente insoddisfacente. Ho cercato informazioni su Così fan tutte, volevo capire se c’era un collegamento e, ovviamente, Bennett non sceglie per caso: anche Mozart racconta di segreti tenuti nascosti e occasioni mancate.
Avevo letto questo libro appena uscito circa trent’anni fa e ricordavo solo il divertimento, quello humor inglese tra le righe, esilarante e gentilmente feroce. Ciò che non ricordavo, o che forse allora non ero attrezzata a vedere, è l’amarezza che lascia. Bennett racconta l’incomunicabilità senza mai nominarla, e questo è il suo vero talento. Rosemary alla fine capisce, ma troppo tardi per rimediare e Maurice non lo saprà mai.