Lezioni è uno di quei romanzi che catturano: non per la trama o i colpi di scena, che quasi non ci sono, ma per la capacità di Ian McEwan di trasformare una vita qualunque in qualcosa di universale. È una lettura bellissima, appagante, una di quelle che ti fanno pensare a lungo dopo aver chiuso l’ultima pagina.
Roland Baines viene presentato come “un uomo senza qualità”, e in effetti qualcosa di inetto c’è in lui. È incerto, spesso sopraffatto dagli eventi, ma proprio questa fragilità lo rende profondamente umano. Fin dall’infanzia è costretto a imparare “lezioni” che lo segneranno: a undici anni i genitori lo lasciano in collegio in Inghilterra, mentre loro tornano in Libia, e vive un’esperienza di dipendenza e confusione con un’ insegnante di pianoforte, che gli cambierà per sempre la percezione di sé e degli altri.
Da adulto, la vita non diventa più semplice: la moglie lo abbandona con un figlio piccolo per inseguire il sogno di diventare scrittrice, e lui rimane fermo, quasi immobile, a cercare un equilibrio. Non è un uomo d’azione, non ha progetti ambiziosi: si lascia vivere, osserva, prova a capire. Eppure, in questa immobilità c’è tutto. McEwan riesce a raccontare la complessità di un’esistenza “normale”, fatta di errori, di ripartenze, di tentativi.
Il romanzo attraversa decenni di storia, dall’immediato dopoguerra fino alla pandemia, intrecciando la vita di Roland con quella del mondo. I salti temporali sono continui: passato, presente e futuro si mescolano in un flusso che rispecchia il modo in cui davvero ricordiamo e pensiamo. Il tempo non scorre in linea retta, ma torna indietro, si sbriciola per poi ricomporsi, si ripete.
Molti degli avvenimenti storici che McEwan intreccia alla vita di Roland li ho vissuti anch’io, ed è stato inevitabile leggere con emozione quelle pagine. Chernobyl, ad esempio, coincide con il mio matrimonio: io felice, inconsapevole della tragedia che stava accadendo; Roland, invece, ossessivamente preoccupato, con un figlio piccolo e la moglie appena andata via. Poi la caduta del Muro: ricordo nitidamente l’ottimismo, la speranza che aleggiava sull’Europa, e in me stessa. Mia figlia aveva un anno e vedevo il mondo in modo roseo, aperto, possibile. Rileggendo quegli anni attraverso la voce di McEwan, mi sono tornati in mente volti, personaggi, atmosfere che avevo dimenticato. E mi sono chiesta quanto gli eventi storici ci condizionino davvero, e quanto invece conti il modo in cui li viviamo personalmente. Forse la risposta è che ogni storia grande si intreccia sempre a una piccola storia privata, e che il significato di ciò che accade dipende da dove siamo noi, come siamo noi, in quel momento.
Credo che ogni lettore, in qualche modo, si riconosca nei pensieri di Roland. McEwan scava a fondo nella sua mente, con una sensibilità che sfiora la perfezione. Ci sono molti passaggi che ho sottolineato, molti spunti di riflessione; quando Roland guarda vecchie fotografie e ricorda esattamente un lago, la luce, il paesaggio un gesto che conosco bene: quando rivedo le mie foto, non rivivo solo il momento dello scatto, ma tutto ciò che lo circondava: l’aria, i suoni, le persone accanto, persino lo stato d’animo di allora. È una sensazione dolce e struggente, ritrovare qualcosa di me attraverso la memoria.
La scrittura di McEwan è sempre limpida, precisa, bellissima. Occorre leggere senza fretta, ti fa riflettere, ti mette di fronte a pensieri che magari avevi avuto anche tu, ma che non avevi mai saputo formulare così bene. È raro trovare un romanzo che riesca a dire, con tanta chiarezza e grazia, ciò che spesso è solo intuito.
Lezioni è un libro sulla vulnerabilità, sull’imparare a convivere con le proprie ferite e con il tempo che passa. Ma è anche un romanzo sulla possibilità di crescere sempre, anche quando sembra tardi, anche quando si ha la sensazione di aver perso la direzione.
Quando l’ho chiuso, ho sentito quella sensazione rara di aver letto qualcosa di profondamente vero. Non è la storia di un eroe, ma di un uomo comune, attraversato dagli anni e dalle sue “lezioni”. McEwan riesce a dare voce a quella parte di noi che resta sospesa, che non sa sempre cosa fare, ma che sente tutto con intensità. Lezioni conferma che la vita non scorre mai perfetta: è piena di esitazioni, di ritorni, di momenti in cui ci si lascia semplicemente andare. Credo che nell’ imperfezione della vita vi si nasconda il suo senso più autentico.
È un romanzo da leggere con calma. Le prime pagine sono tortuose, ho faticato un po’ ad entrare nella storia, ma ad un tratto mi è scattato qualcosa… Non è di quelli che ti tengono col fiato sospeso per sapere come andrà a finire, ma ti invita a restare dentro la sua voce, a gustarne i passaggi. Mi è capitato più volte di tornare indietro per rileggere una frase, un pensiero, un’immagine. Durante il giorno mi sorprendevo a desiderare di riprendere la lettura, come se il libro mi aspettasse. E questo, per me, è uno dei segni più belli di un romanzo riuscito: quando non si ha fretta di finirlo, ma voglia di restarci dentro.