La signora di Wildfell Hall

La mia Valutazione:

9/10

Le mie considerazioni

Da tempo desideravo leggere La signora di Wildfell Hall di Anne Brontë e non sono rimasta delusa. Questo romanzo non ha nulla da invidiare ai più celebri lavori delle sorelle Emily e Charlotte, né per modernità, né per originalità, né per la crudezza con cui affronta temi scomodi. Pur essendo un classico dell’Ottocento, risulta sorprendentemente attuale.

Al centro della storia c’è una relazione tossica: la protagonista, Helen Graham, fugge dal marito depravato e alcolista portando con sé il figlio e si rifugia nella magione isolata di Wildfell Hall. All’epoca era impensabile che una donna potesse abbandonare la casa coniugale e lavorare per mantenersi; Helen, infatti, è una pittrice. A differenza di molti romanzi romantici, che si concludono con il matrimonio come lieto fine, questo racconta ciò che viene dopo, mostrando come il matrimonio non sia sempre felice come lo si immagina o lo si sogna.

Il signor Huntingdon si rivela presto per quello che è  e che è sempre stato: un uomo violento, alcolista e moralmente corrotto, che esercita una costante violenza psicologica sulla moglie. Helen sopporta tutto con stoicismo fino a quando comprende di non poter più accettare umiliazioni e soprusi. Anne Brontë dimostra grande coraggio nell’affrontare temi come la dipendenza dall’alcol e dal gioco, l’influenza delle cattive compagnie e le loro conseguenze distruttive.

Un altro tema molto interessante è quello dell’educazione dei figli. In una pagina significativa, all’inizio del romanzo, Helen risponde a Gilbert Markham, altro protagonista della storia,  quando questi afferma che i figli maschi devono trovare da soli la propria strada. Helen gli chiede perché lo stesso principio non venga applicato alle figlie femmine: sono forse più deboli, meno intelligenti, inferiori agli uomini? Un’osservazione acuta che mette in discussione una società fondata su rigide regole e profonde disuguaglianze di genere.

Da qui si apre un’ulteriore riflessione sul provincialismo, sui pregiudizi e sulle invidie nei confronti di chi osa rompere gli schemi. La scrittura è sorprendentemente moderna: il romanzo è strutturato in forma epistolare, con Gilbert che racconta a un caro amico il suo incontro con una donna affascinante e misteriosa, di cui presto si innamora. Helen, a sua volta, affida la propria storia a un diario, che costituisce la parte centrale e più intensa del romanzo. La sezione finale torna nuovamente alla narrazione epistolare di Gilbert.

Non assegno il massimo dei voti, pur riconoscendo che si tratta di un ottimo romanzo, perché ho trovato alcune parti eccessivamente pesanti: in particolare quelle in cui le vicende dei personaggi diventano troppo intricate, con riflessioni e ragionamenti lunghi e ripetitivi che finiscono per appesantire la trama.

La trama

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