La cugina Bette

La mia Valutazione:

7.5/10

Le mie considerazioni

La cugina Betta è uno dei romanzi della Commedia umana di Balzac e, più precisamente, fa parte del ciclo dei “Parenti poveri”. Ho letto parecchi romanzi di Balzac: questo non è sicuramente tra i più famosi né tra i migliori, ma merita senz’altro la lettura. Rispetto a Papà Goriot o Eugénie Grandet, qui Balzac è meno commovente ma forse più spietato nell’analisi dell’egoismo umano.

Come sempre, Balzac offre un affresco della società,  in questo caso della società parigina del 1838, nel periodo della Restaurazione. Ci sono tanti personaggi, come sempre, e la cugina Betta spicca per la sua perfidia, per quell’invidia che la porta a fare il doppio gioco con i parenti ricchi e in particolare con la cugina Adeline, di cui è sempre stata gelosa. Betta è una zitella rancorosa che trasforma la propria frustrazione in un’arma letale, orchestrando vendette silenziose dall’ombra della sua apparente umiltà. Poche volte ho trovato un personaggio così respingente e cattivo: ogni parola buona che pronuncia è finalizzata al male, ogni gesto di gentilezza nasconde un veleno. Riesce, con la sua astuzia contadina e rimanendo nell’ombra, a distruggere la vita della famiglia Hulot. Il romanzo è affollato di personaggi, troppi per ricordarli tutti, e questo è uno dei fattori che ha rallentato la mia lettura. Accanto alla perfida Betta si muove un’intera galleria di figure memorabili: la signora Marneffe, sgualdrina senza scrupoli che arriva a far credere contemporaneamente a quattro uomini diversi di essere incinta del loro figlio; il profumiere Crevel, arricchito e diventato potente sindaco; il dignitosissimo maresciallo Hulot, simbolo di onore e rettitudine; e soprattutto il barone Hulot, vanitoso e pessimo, che con le sue passioni smodate per donne pronte ad approfittarsi di lui trascina la famiglia nella rovina. È proprio questo contrasto tra la dignità del maresciallo e la bassezza del barone, tra l’apparente rispettabilità borghese e la corruzione morale a rendere il ritratto di Balzac così impietoso.

Il romanzo mette in evidenza l’ipocrisia dell’epoca: già allora tutto girava intorno al denaro, al nome, agli incarichi prestigiosi e di potere. Uomini ricchi o benestanti divorati dalla sete di successo e ridicoli nel rovinarsi per donne senza scrupoli che approfittano di loro. Proprio in questi giorni, in cui si leggono scandali legati a situazioni simili anche tra i potenti del mondo, si comprende come l’essere umano non cambi mai. Leggere di uomini potenti rovinati dalle loro ossessioni e dalle loro perversioni, mentre sui giornali scorrono nomi di politici e magnati coinvolti in scandali simili fa quasi sorridere amaramente: 200 anni dopo, cambia solo il mezzo,  in quei tempi lettere e visite notturne, oggi messaggi e bonifici offshore, ma la sostanza resta identica.

Cambiano gli usi, il progresso ha migliorato la nostra vita, ma le passioni distruttrici sono sempre in agguato. Ho trovato il romanzo un po’ pesante in alcune parti, l’ho letto a tratti e alcuni passaggi mi hanno rallentata, ma altre parti mi hanno tenuta incollata per capire fin dove si sarebbe spinta la perfidia di Betta. Ho sottolineato molto perché Balzac ti costringe a guardare il peggio dell’essere umano senza sconti, e per questo vale sempre la pena leggerlo.

La trama

Questo contenuto ti è stato utile?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cerca tra i miei libri