Che dire? Ormai siamo abituati a leggere notizie in continuazione, non abbiamo il tempo di elaborare un fatto che già ne arriva un altro, nulla sedimenta. Ciò che di prezioso ha la lettura di un romanzo è che su di esso ci rimani per giorni, lasci che le parole lavorino dentro di te. Il caso ha voluto che proprio in questi giorni sia successa una cosa simile a quella narrata nel libro, fortunatamente con un epilogo migliore: un uomo ha cercato di rapire dalle mani della madre una bambina al supermercato. È esattamente ciò che accade all’inizio del romanzo a Kate, una bimba di tre anni che sparisce mentre si trova alla cassa con il papà Stephen. Da qui prende avvio un romanzo bellissimo, dalla forza letteraria enorme.
Le pagine in cui viene raccontata la perdita di Kate, il dramma che fa scoppiare la coppia Stephen e Julie, sono davvero sconvolgenti. McEwan ha la capacità di una scrittura chirurgica, perfetta, che ti fa entrare nella pelle dei personaggi man mano che la storia si intensifica. Non c’è solo la scomparsa della bambina: subentrano la vita, il lavoro, il rapporto con i genitori, l’amico Charles, altro personaggio importante e affascinante del romanzo.
McEwan descrive la psicologia dei personaggi con una precisione tale da far vivere a chi legge le loro emozioni dall’interno. Il dolore per la perdita di Kate attraversa l’intero libro, ma il vero grande protagonista è il tempo nella sua dimensione più preziosa e irrecuperabile: quella dell’infanzia.
L’infanzia è un punto cruciale del romanzo, esplorato attraverso le figure di Stephen e Charles, due uomini che, nonostante le apparenze e i ruoli sociali, sono rimasti fondamentalmente dei bambini. Non a caso Stephen, scrittore di romanzi per adulti, si ritrova per un colpo del destino editoriale a diventare un famoso autore di libri per l’infanzia, quasi un segno. La società tende a sopprimere quella parte fanciullesca che abita ognuno di noi, e i frammenti del Manuale governativo a cui Stephen lavora, posti ad introduzione di ogni capitolo, rappresentano proprio questa tensione: sono in netto contrasto con ciò che il romanzo racconta davvero.
Il tempo nel libro ha più facce: c’è il tempo perduto dell’infanzia con cui prima o poi bisogna fare i conti, e c’è il tempo che si immobilizza quando sopraggiunge il dramma, portando Stephen e Julie a reagire in modo opposto e ad allontanarsi nel dolore. È proprio questa sofferenza che costringe Stephen a confrontarsi con la parte più profonda di sé. La scena con la madre, quel momento in cui si ritrovano soli e lui sembra esistere già prima della propria nascita, è uno dei passaggi più emozionanti del romanzo. Il legame tra madre e figlio comincia prima ancora che la vita inizi, e McEwan riesce a rendere questa verità con una delicatezza sbalorditiva.
È difficile raccontare un libro di McEwan: ogni pagina emoziona e porta a riflettere. È questa la bellezza della grande letteratura. Ho molta difficoltà a dare un voto ad un romanzo, mi sembra riduttivo e non sempre rispecchia ciò che vorrei esprimere. Siccome il 10 ho deciso di assegnarlo a capolavori della letteratura a Bambini nel tempo assegno un meritatissimo 9. È probabilmente uno dei migliori romanzi di McEwan, insieme a Espiazione e a Lezioni.