Accabadora

La mia Valutazione:

9/10

Le mie considerazioni

Che piacere ascoltare questo romanzo letto dall’autrice! La voce, intesa come opinione, di Michela Murgia mi manca tanto: molto spesso mi chiedo cosa avrebbe detto riguardo a tanti fatti che accadono, agli atteggiamenti dei nostri politici e della società, a certe prese di posizione rispetto agli eventi che stanno mettendo a rischio le democrazie. Lei aveva idee molto chiare e nessun timore di esporle.

In questo caso ho ascoltato il suono della sua voce, quell’accento sardo che racconta una storia antica, anche se ambientata a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Racconta la storia di due donne legate da segreti, amore e rispetto: Bonaria Urrai, Tzia Bonaria – l’Accabadora – che dà il titolo al romanzo, e la protagonista Maria Listru, sua fillus de anima.

Maria è la quarta figlia di Anna Teresa Listru, una vedova che la considera un errore, la figlia non voluta. All’inizio del romanzo la bimba viene venduta a Bonaria Urrai, una donna possidente e sola che lavora come sarta nel piccolo paese di Soreni. Maria cresce con Tzia Bonaria, che le fa da mentore: non le fa mancare nulla, tiene alla sua istruzione, ma incute rispetto e timore. La ragazzina comprende che questa donna ha un segreto, ma solo verso la fine capirà di cosa si tratta.

La storia ruota attorno ad altri personaggi, come la madre naturale di Maria, Anna Teresa Listru, una donna misera e dalla furbizia contadina; la maestra Luciana, che vede in Maria una bambina capace e intelligente, avida di letture; il prete di Soreni, figura discutibile, priva di empatia per i suoi parrocchiani. La storia di Maria e Tzia Bonaria si intreccia con quella della famiglia Bastìu e con la tragica vicenda di Nicola, che costituisce lo spartiacque tra la prima e la seconda parte del romanzo: le vicende e le relazioni danno così lo spunto a tante riflessioni.

È un romanzo crudo, triste, ma scritto poeticamente, che a tratti diventa dolce e affettuoso.  La lettura, in certe parti quasi un sussurro, mi ha portato nella Sardegna profonda, in quelle abitazioni che poco hanno a che fare con le ville e gli appartamenti della costa glamour che ormai identifichiamo con l’isola. Lì il mare lavora sull’uva, conferendole un profumo inconfondibile, e sul vento, che può essere benevolo o distruttore, anche per mano dell’uomo. Una Sardegna antica, contrapposta a Torino, che nella parte finale del romanzo fa da sfondo al trasferimento di Maria: una città ordinata, elegante, squadrata, ma che nasconde anche nelle sue case signorili segreti drammatici.

Il romanzo ispira molte riflessioni perché tocca temi sempre attuali: l’adozione, la morte, l’eutanasia, la pedofilia, questioni che pongono i protagonisti e chi legge di fronte a scelte morali molto difficili. 
“Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata”.

La trama

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